FDBM – La sposa

Alle prime luci dell’alba, dopo aver rivolto ai genitori un ultimo timido sorriso, la giovane sposa s’incamminò a lesti passettini lungo la strada di terra battuta che, serpeggiando, usciva dal villaggio per avvolgersi alla montagna.
La madre singhiozzava con delicatezza, quelle che le rigavano le guance erano lacrime di gioia. Il padre la fissava allontanarsi con la solita espressione austera ma carica d’orgoglio. Un ultimo sguardo d’affetto alla giovane sposa prima di tornare ai preparativi; quell’oggi oltre cento invitati sarebbero stati accolti ai tavoli già apparecchiati nel loro giardino. Avrebbero servito piatti a base di carne, zuppa di pesce, maialino arrostito, dolci e frutta fresca in quantità, senza far mancare agli ospiti tè caldo e buona grappa forte.
Quando iniziò la risalita, nel petto della giovane ribolliva un misto di eccitazione e timore. Le emozioni danzavano aggrovigliandosi ai suoi pensieri mentre si avvicinava solitaria e silenziosa alla tana del suo promesso.
Al drago che stava per prenderla in sposa.
Indossava uno splendido abito rosso acceso, le ampie maniche adornate con ricami di fiori dorati, sulle spalle una sontuosa mantella con l’immagine ricamata di una fenice che spicca il volo. Sulla testa portava un copricapo principesco, ornato di lunghe frange luccicanti e pietre preziose. I capelli corvini erano raccolti con un nastro dorato in un’elegante ciocca sulla nuca. Il viso era sbiancato dal trucco ma impreziosito da una curva scura che le incorniciava i larghi occhi sottili, sulle piccole labbra un tocco di rosso per farle rassomigliare a due petali curvi in un bacio. Ai piedi calzava dei semplici sandali di legno, che tintinnavano sui sassi del sentiero al ritmo veloce dei suoi piccoli passi.
Il cammino fu lungo, ma finalmente la giovane affaticata raggiunse la sommità della montagna, e intravide lo squarcio nella roccia che era la tana del drago. Da profondo dell’apertura, due grandi occhi dorati seguirono il suo avvicinarsi. Sospeso nell’aria, l’eco di un respiro sordo diffondeva un pungente olezzo di zolfo.
“Eccomi, mio promesso” salutò la fanciulla con un timido inchino, e si abbandonò ad un sorriso sincero ed emozionato.
Il drago rimase immobile a fissare quella figura fragile e minuta. Da tempo immemore gli uomini avevano provato ad avvicinarlo, con lo scopo di ammansirlo e di profanare i tesori sepolti nella sua dimora. Dapprima con la forza, ma le loro lance sottili si erano spezzate senza penetrare le dure scaglie d’argento, e le loro goffe armature si erano rivelate una ben misera protezione contro l’avvolgersi delle fiamme. Poi con l’astuzia e l’inganno, eppure le loro esistenze erano troppo brevi se paragonate a una saggezza centenaria.
Infine avevano tentato di compiacerlo, peccando nuovamente di presunzione; gli uomini, purtroppo, non erano mai stati abili nel decifrare i desideri delle altre creature. Non era di una giovane data in sposa che il drago sentiva il bisogno.
Ma, almeno fino al sopraggiungere della sera, avrebbe placato la sua insaziabile fame.

RX+Giò 2017

5_la sposa